martedì 9 febbraio 2010

La cantina radioattiva e lo scienziato dei Misteri


Termoli. Come in un thriller, la storia di Quintino De Notariis e del deposito radioattivo ereditato dallo Stato a seguito della sua morte improvvisa a Cuba (vedi la prima puntata) è una trama fitta di segreti e interrogativi da brividi.
Il primo mistero collegato allo scantinato di via Palazzo n. 6, a Castelmauro, è una banale questione di numeri.
Quanti sono davvero i fusti di scorie radioattive e tossico-nocive accatastati nel seminterrato del fisico nucleare? Ufficialmente sono meno di duemila, e contengono isotopi come il cobalto 60, l’americio 241, il carbonio 14, il fosforo 32, il tecnezio. Roba pericolosa e delicatissima da maneggiare, che – sempre ufficialmente – è stata trasferita nello stabile tra l’80 e l’87, quando cioè il deposito ha esaurito gli spazi. Per la verità gli spazi si sono saturati quasi subito tanto che – si apprende al catasto – De Notariis acquistò dai vicini di casa un paio di locali satellite per piazzarci dentro alcuni dei1833 fusti. Il numero è fornito da lui stesso il 27 dicembre del 1994, ben 14 anni dopo i traslochi nel seminterrato. Perchè così tardi? Risposta sconfortante: perchè nessuno, fino a quel momento, aveva chiesto di visionare i registri di carico e scarico. Lo ha fatto, invece, il dottor Mario Paganini Fioratti, un ispettore dell’Enea che ha dovuto penare non poco per avere l’elenco completo dei bidoni, e che durante il sopralluogo del ‘94, pur avendo chiesto le “carte”, si è sentito rispondere da De Notariis che il “sistema operativo del calcolatore non funziona”. La lista, sollecitata, è arrivata qualche settimana dopo: un elenco di 35 pagine in cui si illustrano i contenuti dei fusti. Fusti che tuttavia nessuno ha mai contato uno a uno. Per un altro ispettore dell’Enea, Ciro Candela, che aveva ispezionato la cantina qualche anno prima, essi sarebbero «circa 4000».


Troppi, per starci dentro in sicurezza. E infatti per Candela «il deposito non è idoneo». Non solo.
Come e da chi sono stati portati i fusti? Altra domanda che non ha risposte rassicuranti. I residenti di Castelmauro sono concordi nel riferire una versione che fa accapponare la pelle: «I traslochi avvenivano di notte, specialmente nel primo periodo. Arrivava il Ford Transit Bianco guidato da un factotum di De Notariis e scaricava». Sempre ufficialmente, i traslochi sono avvenuti tra l’80 e l’87. E’ lo scienziato a metterlo nero su bianco nel suo rapporto tardivo: «123 operazioni di carico, la prima in data 16 giugno 80 e l’ultima in data 27 aprile 87». Cosa però sia avvenuto prima e dopo queste date, è un segreto sepolto nella tomba.

Ma se Quintino De Notariis non può più parlare, qualcun altro, invece, ricorda. Anche se sono passati tanti anni, e «ormai, cosa si può più fare?». Pasquale
(omettiamo il cognome per evitargli fastidi) è un agricoltore anziano, che vive con la moglie in una contrada di campagna isolata. Ha male alle gambe, ma guida ancora il trattore e ha la mente lucida. In passato era il mezzadro di Livio De Notariis, suocero di Quintino (che ne ha sposato la figlia). Lo incontriamo in campagna, davanti alla casa colonica, ed è sconcertato da questo interessamento per una cosa «che nessuno è venuto a chiedermi in trent’anni».
Il suo racconto è scioccante. Lo riportiamo così come l’abbiamo ascoltato:
«Non ricordo esattamente in che anno successe, ma era all’inizio degli anni 80, perché il sindaco di Castelmauro era Molitiello, che poi morì e fu sostituito dal vicesindaco Giovanni De Notariis. In quel periodo
di questi fusti radioattivi ne giravano parecchi da queste parti. Ne ho visti molti, sia pieni che vuoti, alcuni li ho anche caricati sul trattore per trasferirli da una masseria all’altra. Io non sapevo che era roba pericolosa, l’ho capito solo molti anni dopo quando si cominciò a parlare del deposito in cantina e ci fu la polemica in paese. E solo allora feci il collegamento, e mi ricordai di quei fuochi che giorno e notte venivano accesi davanti la casa di Livio, che Quintino frequentava spesso, e immaginai che avessero a che fare con roba nociva».
L’agricoltore, che all’epoca coltivava la terra di Livio, racconta di un furto: «Una notte andarono a rubare da Livio, in una masseria disabitata vicino la casa padronale. Presero un fucile da caccia, e lui fece denuncia. Il giorno dopo venne da me e mi disse che i carabinieri dovevano fare un sopralluogo per il furto, e che dovevo aiutarlo a portare via i fusti del genero. Io non chiesi altro, lui era il padrone e a quei tempi si obbediva e basta». Così Pasquale
caricò sul trattore i bidoni «azzurri, con un’elica gialla e alcuni numeri sopra» e li trasferì da una masseria all’altra per impedire che i carabinieri li scoprissero. E non è finita. «Sempre in quel periodo, Livio si arrabbiò perché avevo fatto seccare le zucchine. Io risposi che non c’era acqua, e lui mi disse di andarmela a prendere al pozzo. Arrivato lì mi fece vedere diversi fusti azzurri, sempre quelli con i numeri sopra, vuoti. Visto che erano più capienti delle mie damigiane, me li fece riempire d’acqua e io li portai a casa». No, Pasquale non ha usato quell’acqua per bere, per fortuna. «L’hanno bevuta però le vacche, e qualche giorno dopo due sono morte, non so per quale motivo. Io che ne sapevo? Sapevo solo che i bidoni arrugginivano a contatto con l’acqua, e non li ho usati più». La prova che sta raccontando la verità è a poche decine di metri. Sotto un fico, seminascosti fra ferraglia e attrezzi agricoli in disuso, ci sono ancora le carcasse dei fusti di Quintino De Notariis. Lo smalto azzurro è inconfondibile, nonostante la ruggine e i segni delle intemperie. Con il suo interrogativo raccapricciante: se ci sono i contenitori vuoti, dov’è finito il contenuto?

Una idea in merito la fornisce, involontariamente, proprio l’anziano agricoltore quando continuando nel suo racconto si sofferma su un altro mistero: «Uno scavo davanti la casa di Livio, proprio in quel periodo. La sera ho visto la fossa appena fatta dalla ruspa. La mattina dopo, avvicinandomi per portare i formaggi e la frutta, era stata riempita. Livio mi spiegò che era una cosa del genero (Quintino, ndr) e che lui non ne sapeva molto». La persona che in quel periodo effettuò lo scavo è viva e vegeta, abita ancora a Castelmauro e ancora guida camion e ruspe per lavoro. E conferma: «Sì, feci io lo scavo, un pomeriggio, ma non so a cosa dovesse servire. No, non ho richiuso io il buco nella terra. Non so chi l’abbia fatto».

Personaggio controverso, Quintino De Notariis, nato nel 1943 da una ricca famiglia di Castelmauro, laurea in fisica nucleare all’Università di Bologna, specializzato in radioprotezioni dal 1970. Odiato dai suoi concittadini, che gli rimproverano di aver causato danni al paese e di «essersi arricchito sulla nostra pelle». Tanto che a Castelmauro negli ultimi anni non ci andava proprio più, e ‘custodiva’ il deposito da Termoli, città dove viveva e lavorava quando non era a Cuba, e dove ha un gruppo di amici ed estimatori che lo hanno perfino celebrato in una ricorrenza pubblica. Personaggio da sempre chiacchierato e da sempre legato alla politica. E’ stato il fondatore del Circolo Aspe di Termoli, legato ad Alleanza Nazionale, e nel ’94 si è pure candidato al Senato nel collegio molisano.
Nel maggio del 1979 ha fondato, a Termoli, il Canrc. Un acronimo dall’eco sinistro che sta per Centro Applicazioni Nucleari Radiazioni e Controlli. E’ una ditta individuale che svolge attività di «Fisica sanitaria, dosimetrica, radioattività ambientale e ritiro di rifiuti radioattivi provenienti da attività sanitaria, di ricerca scientifica e industriale».
La definizione è dello stesso scienziato, che così descrive il suo laboratorio all’ispettore Enea Ciro Candela nel 1987, durante un sopralluogo. Al Canrc, che nonostante la morte del fisico è ancora attivo e in buona salute finanziaria, è legato un altro giallo. Perché non si fa riferimento alcuno, nel dossier della camera di Commercio, al deposito di Castelmauro? Non c’è traccia della struttura zeppa di fusti radioattivi, proprio come se non fosse mai esistita. Eppure la “discarica” è lì da 25 anni, oggetto di un contendere lacerante e con i suoi
segreti ancora inviolati.

Su tutti, uno. Un
locale murato, inaccessibile da tutti e quattro i lati. Ne parla il dottor De Cristofaro, fisico del Crr-Pmip, che nel 1995 fa un sopralluogo congiunto con la Digos di Campobasso. Cristofaro è durissimo nei confronti dello scienziato e pone da subito diversi quesiti: «Perchè sono stati detenuti fusti per 15 anni senza un loro effettivo smaltimento? Perchè la richiesta di autorizzazione presentata dal titolare nel ’79 non specificava il contenuto di radioattività degli isotopi? Perchè nella richiesta di autorizzazione non si parla mai di deposito, ma solo genericamente di detenzione di sorgenti a scopo di taratura?». Domande le cui risposte sono affidate al giudizio dei molisani. L’ispettore mette sotto accusa «la leggerezza dimostrata dalle Autorità, che crea sconcerto» e poi spara una sorta di “bomba”, ignorata in precedenza così come negli anni a venire.
«Durante l’ispezione – scrive Cristofaro – è
stata accertata l’esistenza di un locale completamente murato, stranamente non evidenziato nella più recente ispezione (luglio ’95, ndr) dell’Anpa di Roma. La natura dei fusti stoccati nel predetto locale risulta sconosciuta e probabilmente non dichiarata...».

Il locale esiste, come si vede anche dalle fotografie che siamo riusciti a scattare da una fessura del muro che ne sbarra l’accesso. E’ inaccessibile da tutti e quattro i lati. Si vede la parte superiore di una specie di box chiuso, realizzato con pannelli di cartongesso e travi di ferro inchiodate.
Cosa c’è lì sotto? Perché, ad eccezione della Digos, nessuno l’ha mai notato?
Probabilmente perchè prima di quella data – il ’95 – non esisteva. Un muratore di Castelmauro, da noi avvicinato, racconta: «Dieci anni fa più o meno venni contattato per conto di Quintino De Notariis. Mi fu proposto di fare lavori in cantina, ma io rifiutai perchè ero spaventato da questa storia dei rifiuti radioattivi». L’uomo, che in passato aveva lavorato al piano superiore della casa di via Palazzo, ricorda «che una volta che mi trovavo lì, arrivarono fusti da Napoli, e io dedussi che c’era un traffico di roba dalla quale era meglio stare lontani. Così feci dire a Quintino che avevo altri impegni, e da quello che so lui si rivolse ad alcuni operai di fuori». Un altro mistero, insomma. Che non è escluso possa essere collegato a una coincidenza singolare. Proprio nel ’95 infatti una
misurazione radiometrica rilevò che attorno alla cantina i valori radioattivi erano nella norma o quasi, «mentre nel piano soprano il valore di espansione viene riscontrato in 20 – 40 volte superiore al valore di fondo...». Perchè una simile differenza? Perchè il piano superiore dovrebbe essere contaminato più della cantina? Forse perché sotto il solaio c’era una sorgente radioattiva più intensa delle altre, e più pericolosa?



Quel locale murato, in ogni caso, preoccupa non poco il dottor Cristofaro, che chiede di accertare se nel deposito siano presenti sorgenti radioattive utilizzate nei
parafulminie nei rilevatori di fumo. Perché lo dice? Perché proprio in quell’epoca il Crr ha fatto una indagine sulle «più strane e inverosimili modalità di smaltimento e occultamento di questo pericolosissimo materiale», e l’esperto ipotizza un possibile collegamento. E non finisce qui. Il fisico incaricato del sopralluogo ricorda anche due episodi dell’epoca che destano parecchia inquietudine. Il primo: durante l’operazione di smaltimento della cassaforte contenente Radium-226 (materiale altamente radioattivo) ritrovata nel muro di cinta dell’ospedale Cardarelli di Campobasso (con il quale De Notariis aveva un rapporto contrattuale fin dal 1985), i tecnici avevano scoperto chemancavano all’appello 95 mg di materiale.
Il secondo episodio è ancora più allarmante: nel locale caldaie della piscina comunale di Campobasso viene ritrovato un fusto contenente filtri per impianti di condizionamento con
radiocesio proveniente dal reattore di Chernobyl. Che c’entra con Quintino De Notariis? Centra, perché sul fusto è impressa la scritta “C.A.N.R.C. Centro Applicazioni Nucleari radiazioni e Controlli”. E Cristofaro non può non chiedersi: «Come mai è stato abbandonato lì così a lungo e con tutti i rischi che comporta?».

La domanda resta in piedi ancora oggi. E non è l’unica che getta un’ombra scura sulla storia dello scienziato e della sua ambigua attività.
Un’attività redditizia: il fisico partecipava a gare d’appalto per smaltire le scorie radioattive, eppure non ha speso una lira in smaltimento. Redditizia e irregolare: lo scienziato aveva un’autorizzazione alla detenzione e non allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, e nessuna autorizzazione per i rifiuti tossico-novici, che pure manipolava. In barba alle leggi, alle precauzioni, affidandosi a un paio di operai ignari. Un’attività svolta al di fuori delle norme e di qualsiasi controllo, come dimostra la presenza di fusti abbandonati nelle campagneprima che lo ‘stoccaggio ufficiale’ avesse inizio. Un’attività piena di segreti, come illocale murato nel seminterrato di via Palazzo. E di dubbi: quanto ha guadagnato con un sistema simile il dottor De Notariis?
«Ho lavorato in perdita, per il bene del territorio» scrive lui nelle memorie processuali del 2000, sottolineando la presunta persecuzione politica messa in atto nei suoi confronti.
«Che faccia tosta» replicano in paese, dove girano voci insistenti sulle somme milionarie incassate dal fisico che amava le donne e i piaceri della vita e che ha lasciato ai suoi concittadini un ultimo enigma. «E’ morto in un resort di Cuba, ma nessuno dei parenti ha preso l’aereo per il riconoscimento del corpo. La bara è tornata a Termoli 20 giorni dopo, sigillata e senza oblò. Che pensare?» A Castelmauro, dove la realtà assomiglia alla fiction, le hanno pensate tutte. E qualcuno pensa perfino che lo scienziato controverso si stia godendo il sole e un conto off-shore su qualche isola caraibica. Leggende di paese senza fondamento alcuno, naturalmente. Ma che la dicono lunga sul ricordo che il beffardo 64enne ha lasciato da queste parti.

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