martedì 9 febbraio 2010

La cantina radioattiva e lo scienziato dei Misteri


Termoli. Come in un thriller, la storia di Quintino De Notariis e del deposito radioattivo ereditato dallo Stato a seguito della sua morte improvvisa a Cuba (vedi la prima puntata) è una trama fitta di segreti e interrogativi da brividi.
Il primo mistero collegato allo scantinato di via Palazzo n. 6, a Castelmauro, è una banale questione di numeri.
Quanti sono davvero i fusti di scorie radioattive e tossico-nocive accatastati nel seminterrato del fisico nucleare? Ufficialmente sono meno di duemila, e contengono isotopi come il cobalto 60, l’americio 241, il carbonio 14, il fosforo 32, il tecnezio. Roba pericolosa e delicatissima da maneggiare, che – sempre ufficialmente – è stata trasferita nello stabile tra l’80 e l’87, quando cioè il deposito ha esaurito gli spazi. Per la verità gli spazi si sono saturati quasi subito tanto che – si apprende al catasto – De Notariis acquistò dai vicini di casa un paio di locali satellite per piazzarci dentro alcuni dei1833 fusti. Il numero è fornito da lui stesso il 27 dicembre del 1994, ben 14 anni dopo i traslochi nel seminterrato. Perchè così tardi? Risposta sconfortante: perchè nessuno, fino a quel momento, aveva chiesto di visionare i registri di carico e scarico. Lo ha fatto, invece, il dottor Mario Paganini Fioratti, un ispettore dell’Enea che ha dovuto penare non poco per avere l’elenco completo dei bidoni, e che durante il sopralluogo del ‘94, pur avendo chiesto le “carte”, si è sentito rispondere da De Notariis che il “sistema operativo del calcolatore non funziona”. La lista, sollecitata, è arrivata qualche settimana dopo: un elenco di 35 pagine in cui si illustrano i contenuti dei fusti. Fusti che tuttavia nessuno ha mai contato uno a uno. Per un altro ispettore dell’Enea, Ciro Candela, che aveva ispezionato la cantina qualche anno prima, essi sarebbero «circa 4000».


Troppi, per starci dentro in sicurezza. E infatti per Candela «il deposito non è idoneo». Non solo.
Come e da chi sono stati portati i fusti? Altra domanda che non ha risposte rassicuranti. I residenti di Castelmauro sono concordi nel riferire una versione che fa accapponare la pelle: «I traslochi avvenivano di notte, specialmente nel primo periodo. Arrivava il Ford Transit Bianco guidato da un factotum di De Notariis e scaricava». Sempre ufficialmente, i traslochi sono avvenuti tra l’80 e l’87. E’ lo scienziato a metterlo nero su bianco nel suo rapporto tardivo: «123 operazioni di carico, la prima in data 16 giugno 80 e l’ultima in data 27 aprile 87». Cosa però sia avvenuto prima e dopo queste date, è un segreto sepolto nella tomba.

Ma se Quintino De Notariis non può più parlare, qualcun altro, invece, ricorda. Anche se sono passati tanti anni, e «ormai, cosa si può più fare?». Pasquale
(omettiamo il cognome per evitargli fastidi) è un agricoltore anziano, che vive con la moglie in una contrada di campagna isolata. Ha male alle gambe, ma guida ancora il trattore e ha la mente lucida. In passato era il mezzadro di Livio De Notariis, suocero di Quintino (che ne ha sposato la figlia). Lo incontriamo in campagna, davanti alla casa colonica, ed è sconcertato da questo interessamento per una cosa «che nessuno è venuto a chiedermi in trent’anni».
Il suo racconto è scioccante. Lo riportiamo così come l’abbiamo ascoltato:
«Non ricordo esattamente in che anno successe, ma era all’inizio degli anni 80, perché il sindaco di Castelmauro era Molitiello, che poi morì e fu sostituito dal vicesindaco Giovanni De Notariis. In quel periodo
di questi fusti radioattivi ne giravano parecchi da queste parti. Ne ho visti molti, sia pieni che vuoti, alcuni li ho anche caricati sul trattore per trasferirli da una masseria all’altra. Io non sapevo che era roba pericolosa, l’ho capito solo molti anni dopo quando si cominciò a parlare del deposito in cantina e ci fu la polemica in paese. E solo allora feci il collegamento, e mi ricordai di quei fuochi che giorno e notte venivano accesi davanti la casa di Livio, che Quintino frequentava spesso, e immaginai che avessero a che fare con roba nociva».
L’agricoltore, che all’epoca coltivava la terra di Livio, racconta di un furto: «Una notte andarono a rubare da Livio, in una masseria disabitata vicino la casa padronale. Presero un fucile da caccia, e lui fece denuncia. Il giorno dopo venne da me e mi disse che i carabinieri dovevano fare un sopralluogo per il furto, e che dovevo aiutarlo a portare via i fusti del genero. Io non chiesi altro, lui era il padrone e a quei tempi si obbediva e basta». Così Pasquale
caricò sul trattore i bidoni «azzurri, con un’elica gialla e alcuni numeri sopra» e li trasferì da una masseria all’altra per impedire che i carabinieri li scoprissero. E non è finita. «Sempre in quel periodo, Livio si arrabbiò perché avevo fatto seccare le zucchine. Io risposi che non c’era acqua, e lui mi disse di andarmela a prendere al pozzo. Arrivato lì mi fece vedere diversi fusti azzurri, sempre quelli con i numeri sopra, vuoti. Visto che erano più capienti delle mie damigiane, me li fece riempire d’acqua e io li portai a casa». No, Pasquale non ha usato quell’acqua per bere, per fortuna. «L’hanno bevuta però le vacche, e qualche giorno dopo due sono morte, non so per quale motivo. Io che ne sapevo? Sapevo solo che i bidoni arrugginivano a contatto con l’acqua, e non li ho usati più». La prova che sta raccontando la verità è a poche decine di metri. Sotto un fico, seminascosti fra ferraglia e attrezzi agricoli in disuso, ci sono ancora le carcasse dei fusti di Quintino De Notariis. Lo smalto azzurro è inconfondibile, nonostante la ruggine e i segni delle intemperie. Con il suo interrogativo raccapricciante: se ci sono i contenitori vuoti, dov’è finito il contenuto?

Una idea in merito la fornisce, involontariamente, proprio l’anziano agricoltore quando continuando nel suo racconto si sofferma su un altro mistero: «Uno scavo davanti la casa di Livio, proprio in quel periodo. La sera ho visto la fossa appena fatta dalla ruspa. La mattina dopo, avvicinandomi per portare i formaggi e la frutta, era stata riempita. Livio mi spiegò che era una cosa del genero (Quintino, ndr) e che lui non ne sapeva molto». La persona che in quel periodo effettuò lo scavo è viva e vegeta, abita ancora a Castelmauro e ancora guida camion e ruspe per lavoro. E conferma: «Sì, feci io lo scavo, un pomeriggio, ma non so a cosa dovesse servire. No, non ho richiuso io il buco nella terra. Non so chi l’abbia fatto».

Personaggio controverso, Quintino De Notariis, nato nel 1943 da una ricca famiglia di Castelmauro, laurea in fisica nucleare all’Università di Bologna, specializzato in radioprotezioni dal 1970. Odiato dai suoi concittadini, che gli rimproverano di aver causato danni al paese e di «essersi arricchito sulla nostra pelle». Tanto che a Castelmauro negli ultimi anni non ci andava proprio più, e ‘custodiva’ il deposito da Termoli, città dove viveva e lavorava quando non era a Cuba, e dove ha un gruppo di amici ed estimatori che lo hanno perfino celebrato in una ricorrenza pubblica. Personaggio da sempre chiacchierato e da sempre legato alla politica. E’ stato il fondatore del Circolo Aspe di Termoli, legato ad Alleanza Nazionale, e nel ’94 si è pure candidato al Senato nel collegio molisano.
Nel maggio del 1979 ha fondato, a Termoli, il Canrc. Un acronimo dall’eco sinistro che sta per Centro Applicazioni Nucleari Radiazioni e Controlli. E’ una ditta individuale che svolge attività di «Fisica sanitaria, dosimetrica, radioattività ambientale e ritiro di rifiuti radioattivi provenienti da attività sanitaria, di ricerca scientifica e industriale».
La definizione è dello stesso scienziato, che così descrive il suo laboratorio all’ispettore Enea Ciro Candela nel 1987, durante un sopralluogo. Al Canrc, che nonostante la morte del fisico è ancora attivo e in buona salute finanziaria, è legato un altro giallo. Perché non si fa riferimento alcuno, nel dossier della camera di Commercio, al deposito di Castelmauro? Non c’è traccia della struttura zeppa di fusti radioattivi, proprio come se non fosse mai esistita. Eppure la “discarica” è lì da 25 anni, oggetto di un contendere lacerante e con i suoi
segreti ancora inviolati.

Su tutti, uno. Un
locale murato, inaccessibile da tutti e quattro i lati. Ne parla il dottor De Cristofaro, fisico del Crr-Pmip, che nel 1995 fa un sopralluogo congiunto con la Digos di Campobasso. Cristofaro è durissimo nei confronti dello scienziato e pone da subito diversi quesiti: «Perchè sono stati detenuti fusti per 15 anni senza un loro effettivo smaltimento? Perchè la richiesta di autorizzazione presentata dal titolare nel ’79 non specificava il contenuto di radioattività degli isotopi? Perchè nella richiesta di autorizzazione non si parla mai di deposito, ma solo genericamente di detenzione di sorgenti a scopo di taratura?». Domande le cui risposte sono affidate al giudizio dei molisani. L’ispettore mette sotto accusa «la leggerezza dimostrata dalle Autorità, che crea sconcerto» e poi spara una sorta di “bomba”, ignorata in precedenza così come negli anni a venire.
«Durante l’ispezione – scrive Cristofaro – è
stata accertata l’esistenza di un locale completamente murato, stranamente non evidenziato nella più recente ispezione (luglio ’95, ndr) dell’Anpa di Roma. La natura dei fusti stoccati nel predetto locale risulta sconosciuta e probabilmente non dichiarata...».

Il locale esiste, come si vede anche dalle fotografie che siamo riusciti a scattare da una fessura del muro che ne sbarra l’accesso. E’ inaccessibile da tutti e quattro i lati. Si vede la parte superiore di una specie di box chiuso, realizzato con pannelli di cartongesso e travi di ferro inchiodate.
Cosa c’è lì sotto? Perché, ad eccezione della Digos, nessuno l’ha mai notato?
Probabilmente perchè prima di quella data – il ’95 – non esisteva. Un muratore di Castelmauro, da noi avvicinato, racconta: «Dieci anni fa più o meno venni contattato per conto di Quintino De Notariis. Mi fu proposto di fare lavori in cantina, ma io rifiutai perchè ero spaventato da questa storia dei rifiuti radioattivi». L’uomo, che in passato aveva lavorato al piano superiore della casa di via Palazzo, ricorda «che una volta che mi trovavo lì, arrivarono fusti da Napoli, e io dedussi che c’era un traffico di roba dalla quale era meglio stare lontani. Così feci dire a Quintino che avevo altri impegni, e da quello che so lui si rivolse ad alcuni operai di fuori». Un altro mistero, insomma. Che non è escluso possa essere collegato a una coincidenza singolare. Proprio nel ’95 infatti una
misurazione radiometrica rilevò che attorno alla cantina i valori radioattivi erano nella norma o quasi, «mentre nel piano soprano il valore di espansione viene riscontrato in 20 – 40 volte superiore al valore di fondo...». Perchè una simile differenza? Perchè il piano superiore dovrebbe essere contaminato più della cantina? Forse perché sotto il solaio c’era una sorgente radioattiva più intensa delle altre, e più pericolosa?



Quel locale murato, in ogni caso, preoccupa non poco il dottor Cristofaro, che chiede di accertare se nel deposito siano presenti sorgenti radioattive utilizzate nei
parafulminie nei rilevatori di fumo. Perché lo dice? Perché proprio in quell’epoca il Crr ha fatto una indagine sulle «più strane e inverosimili modalità di smaltimento e occultamento di questo pericolosissimo materiale», e l’esperto ipotizza un possibile collegamento. E non finisce qui. Il fisico incaricato del sopralluogo ricorda anche due episodi dell’epoca che destano parecchia inquietudine. Il primo: durante l’operazione di smaltimento della cassaforte contenente Radium-226 (materiale altamente radioattivo) ritrovata nel muro di cinta dell’ospedale Cardarelli di Campobasso (con il quale De Notariis aveva un rapporto contrattuale fin dal 1985), i tecnici avevano scoperto chemancavano all’appello 95 mg di materiale.
Il secondo episodio è ancora più allarmante: nel locale caldaie della piscina comunale di Campobasso viene ritrovato un fusto contenente filtri per impianti di condizionamento con
radiocesio proveniente dal reattore di Chernobyl. Che c’entra con Quintino De Notariis? Centra, perché sul fusto è impressa la scritta “C.A.N.R.C. Centro Applicazioni Nucleari radiazioni e Controlli”. E Cristofaro non può non chiedersi: «Come mai è stato abbandonato lì così a lungo e con tutti i rischi che comporta?».

La domanda resta in piedi ancora oggi. E non è l’unica che getta un’ombra scura sulla storia dello scienziato e della sua ambigua attività.
Un’attività redditizia: il fisico partecipava a gare d’appalto per smaltire le scorie radioattive, eppure non ha speso una lira in smaltimento. Redditizia e irregolare: lo scienziato aveva un’autorizzazione alla detenzione e non allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, e nessuna autorizzazione per i rifiuti tossico-novici, che pure manipolava. In barba alle leggi, alle precauzioni, affidandosi a un paio di operai ignari. Un’attività svolta al di fuori delle norme e di qualsiasi controllo, come dimostra la presenza di fusti abbandonati nelle campagneprima che lo ‘stoccaggio ufficiale’ avesse inizio. Un’attività piena di segreti, come illocale murato nel seminterrato di via Palazzo. E di dubbi: quanto ha guadagnato con un sistema simile il dottor De Notariis?
«Ho lavorato in perdita, per il bene del territorio» scrive lui nelle memorie processuali del 2000, sottolineando la presunta persecuzione politica messa in atto nei suoi confronti.
«Che faccia tosta» replicano in paese, dove girano voci insistenti sulle somme milionarie incassate dal fisico che amava le donne e i piaceri della vita e che ha lasciato ai suoi concittadini un ultimo enigma. «E’ morto in un resort di Cuba, ma nessuno dei parenti ha preso l’aereo per il riconoscimento del corpo. La bara è tornata a Termoli 20 giorni dopo, sigillata e senza oblò. Che pensare?» A Castelmauro, dove la realtà assomiglia alla fiction, le hanno pensate tutte. E qualcuno pensa perfino che lo scienziato controverso si stia godendo il sole e un conto off-shore su qualche isola caraibica. Leggende di paese senza fondamento alcuno, naturalmente. Ma che la dicono lunga sul ricordo che il beffardo 64enne ha lasciato da queste parti.

Link
qui, qui, e qui.

giovedì 14 maggio 2009

Green Economy?? Bye bye


"Sì del senato al nucleare «Green economy» addio"
di Matteo Bartocci

Una maggioranza schiacciante ma decisamente svogliata ha deciso senza
troppi patemi d'animo il ritorno dell'Italia al nucleare. Nel
centrodestra banchi vuoti, interventi pro-nuke zero (non c'è bisogno),
voglia di lavorare poca, perché tutto appare già deciso e distante.
Tanto che per quasi tutto il giorno al senato manca perfino il numero
legale per riunirsi. Il fatidico ritorno all'atomo viene deciso in
meno di due ore anche se la parola fine, prossimamente, toccherà alla
camera.
Il dibattito in aula sembra archeologia industriale, con un ddl
cosiddetto «sviluppo» che come stimolo all'economia contro la crisi
non stanzia un euro (si fa tutto a saldo zero) ma in compenso diventa
un ddl «salsiccia» che contiene di tutto. I 17 articoli scritti a
dicembre sono diventati più di 30. Dalla sospensione della «class
action» alle agevolazioni per i campeggi, dall'abolizione delle
«lenzuolate» di Bersani sull'assicurazione auto fino alla lotta alle
borse false e, appunto, al ritorno al nucleare. Come è d'uso nell'era
Berlusconi, il parlamento non conta nulla o quasi. Gli articoli 14 e
15 del ddl delegano il governo a decidere entro sei mesi luoghi e
criteri per la costruzione delle centrali nucleari e dei siti di
stoccaggio dei rifiuti. Entrambe saranno aree top secret, «di
interesse strategico nazionale» e dunque protette dall'esercito, come
le discariche di Napoli.Già a febbraio Berlusconi ha siglato con
Sarkozy gli accordi per far costruire le centrali italiane classe Epr
all'Edf, l'ente elettrico pubblico francese partner dell'Enel. Sarà
Parigi, però, a metterci la tecnologia. E l'Italia si prepara a
concedergli carta bianca.
Per fare le centrali ci sarà un'autorizzazione unica che varrà come
nulla osta, atto di assenso amministrativo, licenza, concessione ed
esproprio. A fermare l'iter potranno essere solo la Valutazione di
Impatto Ambientale (Via e Vas). Alla faccia del federalismo né i
comuni né le regioni avranno voce in capitolo. «I siti verranno scelti
dalle imprese», denuncia Roberto Della Seta, Pd ex di Legambiente. E
per mettersi al riparo dai ricorsi l'unico tribunale legittimato a
decidere sarà il Tar del Lazio, una sorta di nuova corte suprema per
tutto ciò che riguarda l'energia. Tipi di impianti, rapporti con i
costruttori e procedure saranno decise dal Cipe, cioè dal governo,
dopo il sì definitivo.
Non manca nemmeno l'emendamento «porcata». La Sogin sarà di nuovo
commissariata e forse privatizzata dopo la parentesi felice del
governo Prodi. L'ente pubblico dedicato allo smaltimento delle scorie
civili italiane e, business non secondario, dei sommergibili ex
sovietici (vedi il manifesto del 1 febbraio) avrà un bilancio separato
e opaco gestito da un commissario e due vice. Guarda caso tre posti
come Fi, An e Lega.
E i costi? Per ora si stimano circa 5 miliardi a centrale, ma in
Finlandia e Francia (ultimi paesi Ue a costruirle) tra prima pietra e
consegna i costi sono raddoppiati. La torta iniziale dunque è di
almeno 20 miliardi di euro. In tempi di crisi si capisce perché
perfino gli Stati uniti, con tutto il loro arsenale atomico, non
costruiscono una nuova centrale dal '72. E' un dato di fatto che da
allora nessun paese del mondo ha investito nel nucleare a meno che non
ce l'avesse già.
Ma dove saranno i nuovi impianti? Il governo ne vuole due al Nord, una
al Centro e una al Sud (1600 MW ciascuna). Strutture di quella
dimensione però consumano tanta acqua. I fiumi, perfino il Po, sono
inaffidabili e dunque bisognerebbe farle vicino al mare. Ma su quali
coste? E con quali oneri di desalinizzazione? Il parlamento si fidi,
poi si vedrà.

Le barricate non si vedono. Anzi. Il Pd vota contro non per
«pregiudizio antinuclearista» ma per «motivi di merito economico»,
sottolinea Gian Carlo Sangalli a nome dei democratici. L'Italia oggi
può produrre 90mila MW. Un terzo dei quali con le centrali a gas
costruite negli ultimi 15 anni, nessun paese europeo ha fatto
altrettanto. «Il sistema elettrico italiano - ricorda Sangalli - ha un
eccesso di capacità di proporzioni storiche. Molte nuove centrali
nella pianura padana sono utilizzate al 50%. Pensare di farne di nuove
in questo momento è un paradosso economico e rappresenterebbe un
ulteriore costo che finirebbe sui già alti prezzi dell'energia». Per
Grazia Francescato (Verdi), il nucleare è una follia: «Nel 2000 un Kg
di uranio costava 7 dollari mentre oggi ne costa oltre 120. Spendere
decine di miliardi per centrali già obsolete e che vedranno la luce
forse nel 2020 significa rinunciare a quella green economy su cui
puntano con forza Obama, Merkel, Sarkozy e Zapatero». Di destra e di
sinistra, tutti tranne noi.

Link qui.

mercoledì 13 maggio 2009

Senato: via al nucleare



Via libera del Senato al ritorno del nucleare in Italia. Ieri l'assemblea di Palazzo Madama ha approvato (con 142 sì e 105 no: sì del Pdl e dell'Udc, no del Pd e dell'Idv) gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi (nel precedente testo si parlava del 30 giugno 2009), e dopo una delibera del Cipe, più decreti per il ripristino dell'intera filiera di produzione dell'energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi.

Dopo più di vent'anni si riapre dunque la strada all'energia nucleare: a bloccarla fu un referendum che si tenne l'8 novembre del 1987, l'anno dopo della tragedia di Chernobyl. I tempi del ritorno, per ora sono tutti da verificare: da segnalare tuttavia che nel febbraio scorso Berlusconi e Sarkozy hanno già siglato un'intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolge Edf e Enel.

"Una scelta sbagliata e antieconomica", ha dichiarato la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. "L'atomo di Berlusconi e Scajola era già vecchio, ora è decrepito", ha attaccato Roberto Della Seta del Pd il quale ha denunciato un aspetto in ombra della nuova normativa: non è chiaro infatti chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c'è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell'energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali. Inoltre, sempre Della Seta, osserva polemicamente che i siti saranno oggetto di "segreto militare". Furenti i Verdi: per Grazia Francescato il "governo persevera in una follia antieconomica", mentre per Belisario (Idv) si tratta di una delega al governo "senza controlli".

Link qui e qui.

giovedì 7 maggio 2009

Fissazione atomo



Un sondaggio Eurispes rivela che il 45,75% della popolazione non vuole il ritorno del nucleare: "Pericoloso e non risolve"

ROMA - La campagna governativa per il ritorno al nucleare per il momento non ha fatto breccia nel cuore degli italiani. Malgrado l'attivismo del presidente del Consiglio e del ministro delle Attività produttive Claudio Scajola nel sostenere la necessità di costruire il prima possibile nuove centrali atomiche, una larga maggioranza di cittadini rimane comunque contraria. A confermare l'ostilità che la rivolta del 2003 contro il sito di stoccaggio per le vecchie scorie radioattive progettato a Scanzano Jonico aveva già indicato in maniera molto chiara, è ora un sondaggio svolto dall'Eurispes nell'ambito del Rapporto Italia 2009.

Analizzando attraverso un questionario scritto un campione di 1.118 persone rappresentative dell'intera popolazione nazionale, l'istituto di ricerca ha rilevato una percentuale di contrari al ritorno del nucleare pari al 45,75%. La quota di favorevoli si ferma invece al 38,7%, ma in realtà andrebbe ulteriormente ridimensionata visto che ben l'8,2% di questi "sì" è vincolato al fatto che le nuove centrali vengano edificate lontano dalla loro zona di residenza.

Scavando tra le motivazioni del "no" all'atomo, l'Eurispes ha verificato che per il 27,3% il rifiuto è dettato dai rischi che tale scelta comporterebbe, mentre un 18,4% non ritiene l'atomo una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all'energia. Tra i favorevoli, invece, l'orientamento prevalente (30,1%) è quello di chi giudica il nucleare una buona soluzione per porre rimedio alla crisi energetica.

L'installazione di centrali nucleari sul territorio vede soprattutto contrari i residenti nell'area del Nord-Ovest (49,5%), nel Meridione (47,9%), nelle regioni centrali (47,2%) e nel Nord-Est (45,7%). In controtendenza invece le Isole, con una maggioranza di favorevoli (50%).

Il Rapporto Eurispes ha sondato poi anche la percezione degli italiani sulle problematiche ambientali in generale. Stando alle risposte fornite dal campione intervistato, l'emergenza numero 1 è quella dei rifiuti, con il 30,8% delle segnalazioni. Le preoccupazioni immediatamente successive sono quelle legate al riscaldamento globale (24,8%), l'inquinamento atmosferico (19,9%) e questione energetica (16,4%).

Fonte, qui.

domenica 26 aprile 2009

26 aprile 1986



13 anni fa, Cernobyl.

giovedì 8 novembre 2007

Avere 20 anni



L'8/9 novembre del 1987, si svolge in Italia un referendum volto a cancellare tre leggi che permettono l'utilizzo dell'energia nucleare.

Ne sono promotori Legambiente, Amici della Terra, Italia Nostra, LIPU, WWF, DP, PR, Verdi e FGCI. La consultazione elettorale fa registrare il 65.1% dei voti favorevoli all'abolizione delle leggi.

Ottime tabelline con il dettaglio del risultato, qui.

A 20 anni esatti dal referendum secondo i nuovi dati dell'Osservatorio Scienza e Societa', gli italiani favorevoli all'energia nucleare si attestano al 37%, e hanno ormai praticamente raggiunto la stessa percentuale di quelli contrari, scesi al 38%.

Link qui e qui.

Se secondo Prodi non ci sono le condizioni per ridiscuterne (qui) e anche Bruxelles, il parlamento europeo, dice no al nucleare per potenziare i rinnovabili (qui), secondo Scaroni, l'amministratore delegato dell'Eni, il nucleare e' l'unica alternativa agli idrocarburi (qui).

venerdì 11 maggio 2007

La solita scoria



Firmato il contratto per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano. L'accordo è stato sottoscritto da Sogin, per l'Italia, e Areva, per la Francia e ha un valore di oltre 250 milioni di euro. Prevede il trattamento di 235 tonnellate (facendo i calcoli piu' di un milione a tonnellata!!) provenienti dalle ex centrali di Caorso (190 tonnellate di combustibile), Trino (32 tonnellate) e Garigliano (13 tonnellate). Dopo il trattamento, che avrà luogo nello stabilimento di La Hague, i residui rientreranno in Italia entro il 31 dicembre 2025.

Link qui, qui, e qui.

Curiosita': I depositi di scorie nucleari in italia, qui.

Qualche commento :
1) 235 tonnellate da smaltire 250 milioni di Euro. 1 milione a tonnellata. non male, non c'è che dire
2) le operazioni di trasferimenti iniziano nel 2007 e dureranno 5 anni, non male non c'è che dire
3) i residui torneranno in Italia entro il 2025: chissà se come conseguenza del picco non restino in Francia
4) Ora sono "più certi i tempi e le modalità del piano di decommissioning degli ex impianti nucleari": caspita che tempi certi... il 2025, dopodomani
5) dove le mettiamo quando tornano?
6) non voglio neanche pensare a un incidente nel trasporto
7) quanto ho fatto bene nel 1984 a non fare il concorso per entrare come tecnico in centrale!

martedì 27 febbraio 2007

Pericolo radiazioni



Con onde irradianti, un teschio con ossa incrociate e una persona che corre, un nuovo simbolo per le radiazioni ionizzanti e' stato introdotto a supplemento del tradizionale simbolo per le radiazioni, il trifoglio spigoloso. Il nuovo simbolo e' stato lanciato oggi dall'IAEA e dall'Organizzazione Internazionale per gli Standard (ISO) per aiutare a ridurre inutili morti e gravi ferite derivanti da esposizioni accidentali a grosse sorgenti radioattive. Serve come avviso supplementare al trifoglio che non ha alcun significato intuitivo ed e' poco riconosciuto al di la di chi e' stato istruito sul suo significato.

"Credo che il riconoscimento internazionale di esperienza di entrambe le organizzazioni ci assicuri che il nuovo standar sara' accettato e applicato dai governi e dalle industrie per migliorare la sicurezza delle applicazioni del nucleare, la protezione della genta e dell'ambiente", ha detto Ms. Eliana Amaral, Direttrice della divisione di sicurezza in radiazioni, trasposrti e scarti, dell IAEA.

Il nuovo simbolo ha lo scopo di avvisare chiunque, e ovunque dei pericoli potenziali dell'essere vicino a una forte sorgente di radiazioni ionizzanti; il risultato di un progetto durato 5 anni condotto in 11 paesi intorno al mondo. Il simbolo e' stato testato con differenti gruppi di popolazioni - di eta' mista, diverso livello culturale, maschi e femmine - per assicurare che il messaggio di "attenzione - stare alla larga" fosse cristallinamente chiaro e capito da tutti "Non possiamo istruire il mondo sulle radiazioni", ha detto Carolyn Mac Kenzie, una specialista in radiazioni dell’ IAEA che ha aiutato a sviluppare il simbolo, "ma possiamo avvisare la gente circa i pericoli delle sorgenti al costo di un adesivo"Il nuovo simbolo, sviluppato da esperti di fattori umani, artisti grafici, ed esperti di protezioni dalle radiazioni, e' stato testato dal Gallup Institute su un totale di 1650 persone in Brasile, Messico, Marocco, Kenya, Arabia Saudita, Cina, India, Tailandia, Polonia, Ucraina e Stati Uniti.

Il simbolo e' relativo a sorgenti di categoria IAEA 1, 2 e 3, definite come sorgenti pericolose capaci di uccidere o di ferire gravemente, inclusi irradiatori per cibi, macchine per radioterapia per il trattamento del cancro e unita' per le radiografie industriali. Il simbolo deve essere posto sul dispositivo che ospita la sorgente, come avviso a non smantellare l'oggetto e a non avvicinarsi ulteriormente. Non dovra' essere visibile nell'uso normale, ma solo se qualcuno tenta di disassemblare il dispositivo. Il simbolo non dovra' essere posto sulle porte di acceso degli edifici, pacchi per il trasporto o container."Il nuovo simbolo di avviso di radiazioni ionizzanti (ISO 21482) il l'ultimo successo di una lunga cooperazione tra l'IAEA e l'ISO.

Noi incoraggiamo la rapida adozione del simbolo da parte della comunita internazionale" ha detto il segretario generale dell 'ISO Alan Bryden.Molti fabbricanti di sorgenti hanno in progetto di usare il simbolo sulle nuove grandi sorgenti. La strategia di applicare il simbolo sulle grandi sorgenti gia' esistenti e' in sviluppo dall'IAEA.

Fonte qui

domenica 17 dicembre 2006

Inverno nucleare



La teoria dell’inverno nucleare risale a ben piu’ di 2 decenni fa: il recentemente scomparso astronomo Carl Sagan e quattro colleghi svilupparono la teoria dell'inverno nucleare, calcolando nel 1983 i possibili effetti di un totale attacco nucleare tra gli Stati Uniti e la precedente Unione Sovietica.

Ora che l'arsenale nucleare delle superpotenze e' stato ridotto considerevolmente dopo la fine della "guerra fredda" (pensate che tutte le centrali nucleari francesi funzionano con uranio sovietico smantellato - fonte orale aspo, orale cioe’ non ho il link ma sentito live dal suo presidente) si e’ riconsiderato il problema a fronte di un eventuale conflitto “regionale” : in ottobre, la Corea del Nord ha annunciato di aver provato una bomba nucleare. Anche l'Iran sta perseguendo lo sviluppo di armi nucleari. Altri membri o presunti membri del "club nucleare" includono l'India, il Pakistan e Israele.

Lo studio, presentato l’ 11/12 a una riunione del American Geophysical Union a San Francisco, e' stato descritto come il primo documento dettagliato sugli effetti climatici di una guerra nucleare su scala regionale.

Sono state studiate le conseguenze derivanti da due nazioni che si lanciassero l'un l'altra una 50-ina di bombe del tipo di Hiroshima sopra le grandi citta'. Analizzando i dati della popolazione e le distanze dalle esplosioni, gli scienziati hanno predetto che una guerra nucleare regionale ucciderebbe da 3 milioni di persone in Israele fino a 17 milioni di persone in Cina. Gli USA avrebbero 4 milioni di morti dovuti alle esplosioni.

Usando moderni modelli sul clima alcuni ricercatori dicono che la coltre nera che si solleverebbe dai fuochi permarrebbe nell'atmosfera, bloccando i raggi solari e causando un abbassamento di circa 2 gradi Fahrenheit (un po' piu' di 1 grado centigrado) delle temperature medie sulla superficie della terra nei primi tre anni. Benche' il pianeta rivedrebbe un graduale riscaldamento entro una decina di anni, esso rimarrebbe comunque piu' freddo di come era in precedenza, dicono gli scienziati.

Questo raffreddamento accorcerebbe la stagione adatta all'agricoltura di circa un mese in parte del nord America, Europa e Asia. Normali cicli di pioggia come i monsoni estivi in Africa e nel sud-est asiatico sarebbero alterati, causando forti riduzioni di raccolto e ulteriore poverta’.

Per l’articolo completo qua.

venerdì 3 novembre 2006

Effetto serra?? una bufala



Purtoppo verso le nove di sera si concentrano in casa una serie di attivita’ che limitano le capacita’ uditive, ma con la TV accesa su La7, nel programma 8 e mezzo, ospite di Giuliano Ferrara e’ Franco Battaglia ecco cosa intra-sento.

"il solare e l'eolico sono energie superate e un pericolo per il nostro mondo.."
"I cambiamenti climatici sono una bufala...."
"La CO2 ? roba buona, nutrimento per le piante... "

“Chernobyl non fu un incidente ma una semplice disgrazia con soli 59 morti”

".i veri pericoli per la Terra sono le ideologie: prima c'era il fascismo, il nazismo ed il comunismo. Oggi la corrente di pensiero piu pericolosa è l'ambientalismo.."

Cosi cerco qualcosa in rete ed ecco che trovo un sacco di link!


Li lascio anche a voi

http://www.nimbus.it/nimbusonline/001019effettoserra.htm

http://www.galileo2001.it/materiali/documenti/Franco_Battaglia/index.php

http://www.aziendabari.it/readnews.php?id=4308&cliente=33

 

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