giovedì 14 maggio 2009

Green Economy?? Bye bye


"Sì del senato al nucleare «Green economy» addio"
di Matteo Bartocci

Una maggioranza schiacciante ma decisamente svogliata ha deciso senza
troppi patemi d'animo il ritorno dell'Italia al nucleare. Nel
centrodestra banchi vuoti, interventi pro-nuke zero (non c'è bisogno),
voglia di lavorare poca, perché tutto appare già deciso e distante.
Tanto che per quasi tutto il giorno al senato manca perfino il numero
legale per riunirsi. Il fatidico ritorno all'atomo viene deciso in
meno di due ore anche se la parola fine, prossimamente, toccherà alla
camera.
Il dibattito in aula sembra archeologia industriale, con un ddl
cosiddetto «sviluppo» che come stimolo all'economia contro la crisi
non stanzia un euro (si fa tutto a saldo zero) ma in compenso diventa
un ddl «salsiccia» che contiene di tutto. I 17 articoli scritti a
dicembre sono diventati più di 30. Dalla sospensione della «class
action» alle agevolazioni per i campeggi, dall'abolizione delle
«lenzuolate» di Bersani sull'assicurazione auto fino alla lotta alle
borse false e, appunto, al ritorno al nucleare. Come è d'uso nell'era
Berlusconi, il parlamento non conta nulla o quasi. Gli articoli 14 e
15 del ddl delegano il governo a decidere entro sei mesi luoghi e
criteri per la costruzione delle centrali nucleari e dei siti di
stoccaggio dei rifiuti. Entrambe saranno aree top secret, «di
interesse strategico nazionale» e dunque protette dall'esercito, come
le discariche di Napoli.Già a febbraio Berlusconi ha siglato con
Sarkozy gli accordi per far costruire le centrali italiane classe Epr
all'Edf, l'ente elettrico pubblico francese partner dell'Enel. Sarà
Parigi, però, a metterci la tecnologia. E l'Italia si prepara a
concedergli carta bianca.
Per fare le centrali ci sarà un'autorizzazione unica che varrà come
nulla osta, atto di assenso amministrativo, licenza, concessione ed
esproprio. A fermare l'iter potranno essere solo la Valutazione di
Impatto Ambientale (Via e Vas). Alla faccia del federalismo né i
comuni né le regioni avranno voce in capitolo. «I siti verranno scelti
dalle imprese», denuncia Roberto Della Seta, Pd ex di Legambiente. E
per mettersi al riparo dai ricorsi l'unico tribunale legittimato a
decidere sarà il Tar del Lazio, una sorta di nuova corte suprema per
tutto ciò che riguarda l'energia. Tipi di impianti, rapporti con i
costruttori e procedure saranno decise dal Cipe, cioè dal governo,
dopo il sì definitivo.
Non manca nemmeno l'emendamento «porcata». La Sogin sarà di nuovo
commissariata e forse privatizzata dopo la parentesi felice del
governo Prodi. L'ente pubblico dedicato allo smaltimento delle scorie
civili italiane e, business non secondario, dei sommergibili ex
sovietici (vedi il manifesto del 1 febbraio) avrà un bilancio separato
e opaco gestito da un commissario e due vice. Guarda caso tre posti
come Fi, An e Lega.
E i costi? Per ora si stimano circa 5 miliardi a centrale, ma in
Finlandia e Francia (ultimi paesi Ue a costruirle) tra prima pietra e
consegna i costi sono raddoppiati. La torta iniziale dunque è di
almeno 20 miliardi di euro. In tempi di crisi si capisce perché
perfino gli Stati uniti, con tutto il loro arsenale atomico, non
costruiscono una nuova centrale dal '72. E' un dato di fatto che da
allora nessun paese del mondo ha investito nel nucleare a meno che non
ce l'avesse già.
Ma dove saranno i nuovi impianti? Il governo ne vuole due al Nord, una
al Centro e una al Sud (1600 MW ciascuna). Strutture di quella
dimensione però consumano tanta acqua. I fiumi, perfino il Po, sono
inaffidabili e dunque bisognerebbe farle vicino al mare. Ma su quali
coste? E con quali oneri di desalinizzazione? Il parlamento si fidi,
poi si vedrà.

Le barricate non si vedono. Anzi. Il Pd vota contro non per
«pregiudizio antinuclearista» ma per «motivi di merito economico»,
sottolinea Gian Carlo Sangalli a nome dei democratici. L'Italia oggi
può produrre 90mila MW. Un terzo dei quali con le centrali a gas
costruite negli ultimi 15 anni, nessun paese europeo ha fatto
altrettanto. «Il sistema elettrico italiano - ricorda Sangalli - ha un
eccesso di capacità di proporzioni storiche. Molte nuove centrali
nella pianura padana sono utilizzate al 50%. Pensare di farne di nuove
in questo momento è un paradosso economico e rappresenterebbe un
ulteriore costo che finirebbe sui già alti prezzi dell'energia». Per
Grazia Francescato (Verdi), il nucleare è una follia: «Nel 2000 un Kg
di uranio costava 7 dollari mentre oggi ne costa oltre 120. Spendere
decine di miliardi per centrali già obsolete e che vedranno la luce
forse nel 2020 significa rinunciare a quella green economy su cui
puntano con forza Obama, Merkel, Sarkozy e Zapatero». Di destra e di
sinistra, tutti tranne noi.

Link qui.

mercoledì 13 maggio 2009

Senato: via al nucleare



Via libera del Senato al ritorno del nucleare in Italia. Ieri l'assemblea di Palazzo Madama ha approvato (con 142 sì e 105 no: sì del Pdl e dell'Udc, no del Pd e dell'Idv) gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi (nel precedente testo si parlava del 30 giugno 2009), e dopo una delibera del Cipe, più decreti per il ripristino dell'intera filiera di produzione dell'energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi.

Dopo più di vent'anni si riapre dunque la strada all'energia nucleare: a bloccarla fu un referendum che si tenne l'8 novembre del 1987, l'anno dopo della tragedia di Chernobyl. I tempi del ritorno, per ora sono tutti da verificare: da segnalare tuttavia che nel febbraio scorso Berlusconi e Sarkozy hanno già siglato un'intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolge Edf e Enel.

"Una scelta sbagliata e antieconomica", ha dichiarato la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. "L'atomo di Berlusconi e Scajola era già vecchio, ora è decrepito", ha attaccato Roberto Della Seta del Pd il quale ha denunciato un aspetto in ombra della nuova normativa: non è chiaro infatti chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c'è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell'energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali. Inoltre, sempre Della Seta, osserva polemicamente che i siti saranno oggetto di "segreto militare". Furenti i Verdi: per Grazia Francescato il "governo persevera in una follia antieconomica", mentre per Belisario (Idv) si tratta di una delega al governo "senza controlli".

Link qui e qui.

giovedì 7 maggio 2009

Fissazione atomo



Un sondaggio Eurispes rivela che il 45,75% della popolazione non vuole il ritorno del nucleare: "Pericoloso e non risolve"

ROMA - La campagna governativa per il ritorno al nucleare per il momento non ha fatto breccia nel cuore degli italiani. Malgrado l'attivismo del presidente del Consiglio e del ministro delle Attività produttive Claudio Scajola nel sostenere la necessità di costruire il prima possibile nuove centrali atomiche, una larga maggioranza di cittadini rimane comunque contraria. A confermare l'ostilità che la rivolta del 2003 contro il sito di stoccaggio per le vecchie scorie radioattive progettato a Scanzano Jonico aveva già indicato in maniera molto chiara, è ora un sondaggio svolto dall'Eurispes nell'ambito del Rapporto Italia 2009.

Analizzando attraverso un questionario scritto un campione di 1.118 persone rappresentative dell'intera popolazione nazionale, l'istituto di ricerca ha rilevato una percentuale di contrari al ritorno del nucleare pari al 45,75%. La quota di favorevoli si ferma invece al 38,7%, ma in realtà andrebbe ulteriormente ridimensionata visto che ben l'8,2% di questi "sì" è vincolato al fatto che le nuove centrali vengano edificate lontano dalla loro zona di residenza.

Scavando tra le motivazioni del "no" all'atomo, l'Eurispes ha verificato che per il 27,3% il rifiuto è dettato dai rischi che tale scelta comporterebbe, mentre un 18,4% non ritiene l'atomo una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all'energia. Tra i favorevoli, invece, l'orientamento prevalente (30,1%) è quello di chi giudica il nucleare una buona soluzione per porre rimedio alla crisi energetica.

L'installazione di centrali nucleari sul territorio vede soprattutto contrari i residenti nell'area del Nord-Ovest (49,5%), nel Meridione (47,9%), nelle regioni centrali (47,2%) e nel Nord-Est (45,7%). In controtendenza invece le Isole, con una maggioranza di favorevoli (50%).

Il Rapporto Eurispes ha sondato poi anche la percezione degli italiani sulle problematiche ambientali in generale. Stando alle risposte fornite dal campione intervistato, l'emergenza numero 1 è quella dei rifiuti, con il 30,8% delle segnalazioni. Le preoccupazioni immediatamente successive sono quelle legate al riscaldamento globale (24,8%), l'inquinamento atmosferico (19,9%) e questione energetica (16,4%).

Fonte, qui.

domenica 26 aprile 2009

26 aprile 1986



13 anni fa, Cernobyl.
 

Nucleari83 - il blog © 2008. Template By: SkinCorner